Genitori che amano troppo


Non scrivo da tantissimo tempo. Sono stata presa dalle pratiche di chiusura dell’anno scolastico e ho letto davvero pochissimo. Anche perché ai consueti scrutini, collegi docenti, consigli di classe etc. etc., nel mio caso quest’anno si è aggiunta la consegna del portfolio del cosiddetto “Anno di formazione e prova” per la conferma del ruolo. Però, ho letto. E mi piace l’idea di ricominciare la presenza sul blog con un libro per la sezione gravidanza, un volume che mi ha consigliato e prestato Martina, la titolare dell’asilo che frequenta Tito. Il libro in questione si intitola Genitori che amano troppo e figli che non riescono a crescere di Caroline Thompson

Il presupposto del libro è che oggi il ruolo del genitore si sia totalmente modificato rispetto al passato e sia addirittura entrato in crisi. Il genitore di oggi, probabilmente preso anche dall’ansia d’essere poco presente, compensa la propria assenza dandosi come missione unica quella di esaudire i desideri del figlio, basando il proprio sistema educativo su quella che si configura come una soggettiva legge dell’amore, piuttosto che su un insieme di regole sociali fondamentali per il saper stare al mondo. Il risultato sono i bambini-re, i bambini padroni, i bambini capricciosi e incapaci di sentirsi dire un semplice no. Eppure la costrizione ha sempre fatto parte dell’educazione e imporre le regole è sempre stato fondamentale per la sopravvivenza di tutti. Cos’è cambiato allora? E’ cambiato il fatto che il genitore di oggi teme che imponendo regole, e non soddisfacendo i desideri del proprio bambino, questi ci amerà di meno. E la paura di non essere amati fa commettere l’errore di amare “troppo”. Dove il “troppo” non è un problema quantitativo, ma qualitativo. Un amore che si rifiuta di porre dei limiti (per paura di essere rifiutato) è dannoso tanto quanto il maltrattamento, perché è immaturo e infantile, non insegna a rispettare le distanze e – soprattutto – rovescia i ruoli, portando i genitori a idealizzare i figli, piuttosto che offrire loro un modello da seguire. Tant’è vero che – come sottolinea lo psicoterapeuta Alfredo Maggiolini nell’introduzione al libro – il titolo originale del libro è ancora più esplicito del titolo italiano che comunque sintetizza molto bene la tesi dell’autrice del volume: La violence de l’amour. Se un genitore vuole che il figlio cresca in modo equilibrato deve essere attento nel modo in cui manifesta il proprio affetto, alle attenzioni che gli dedica e al tipo di legame che gli offre: è fondamentale che si evitino gli eccessi, perché anche il troppo amore è unna forma di maltrattamento.
Un’ affermazione che potrebbe sembrare provocatoria e paradossale, ma che si basa su una precisa teoria dello sviluppo individuale e della costruzione di un’identità matura. L’amore non deve essere la misura unica di tutte le relazioni, l’unica legge che regola la dinamica dei ruoli affettivi. Esistono delle leggi pubbliche, delle norme etiche di comportamento sociale che devono essere insegnate e che bisogna imparare a rispettare per garantire la stabilità dei rapporti interpersonali. Lo scotto da pagare, altrimenti, è il trionfo di una cultura narcisistica fondata sulla legge del desiderio, dove l’unico imperativo è la realizzazione dell’individuo sulla collettività. .

Genitori che amano troppo illustra in modo implacabile gli esiti di questi cambiamenti culturali e ne segnala i pericoli. Chiedere ai bambini di obbedire per amore, non per forza o perché sia giusto h dei risvolti pericolosi. Il modello edipico di famiglia (dove la funzione del ruolo paterno prevedeva la castrazione del desiderio contro ogni tendenza di onnipotenza e di separazione dalla madre contro ogni tendenza regressiva) sparisce a favore di un modello dove Narciso chiede di essere amato e valorizzato nello stesso momento in cui ama. E questa ricerca di conferma nell’altro diventa il sigillo della propria identità producendo come conseguenza una grande instabilità nei rapporti affettivi (per i genitori che quando amano i figli pretendono di essere ricambiati, manifestando così la loro insicurezza, e per i bambini che nell’esaudimento di tutti i loro desideri diventano padroni). Un genitore non deve invertire il proprio ruolo con quello del figlio, cercandone l’approvazione e sottomettendosi al suo volere, ma deve esercitare una funzione normativa. La mancanza di fermezza e il sostanziale non intervento hanno conseguenze molto negative sullo sviluppo perché non forniscono ai giovani i necessari punti di riferimento contro i quali (eventualmente) scontrarsi. E, poi, diciamoci la verità: quante volte dire di sì è più facile, più semplificante che dire no e ingaggiare una lunga battaglia per la supremazia? Il troppo amore, insomma, rischia di  frenare il processo di autonomia del figlio.

E io comincio a riflettere. Amo troppo? Non saprei dire. Certo amo e amo tanto. E alcune valutazioni sul perché si tenda a idealizzare i figli (merce rara e quindi preziosissima, che arriva quando si è ormai “troppo” grandi, che costituisce unico punto fermo in una famiglia sempre più disgregata…) mi spingono a riflettere ancora di più. Dire di non amare “troppo” i propri figli è un’operazione difficilissima. Però, almeno nel senso in cui è inteso il “troppo” da Caroline Thompson, non amo troppo. Amo infinitamente, ma sto cercando di educare mio figlio alle corrette regole della vita sociale, all’etica del gruppo e a una famiglia ordinata dove il papà fa il papà, la mamma fa la mamma e il figlio fa il figlio… Non il padrone, non il tiranno, non il Narciso. E questo lo dico anche se in queste notti Tito capriccia come un folle perché si sveglia in preda agli incubi e non vuole trovarsi senza calzini, e vorrebbe ancora indossare la felpa… E lo dico anche se ogni tanto gli compro qualcosa più del dovuto perché esaudire un desiderio in più non significa essere schiavi dei desideri dei propri figli. E lo dico anche se ogni tanto lascia il cibo nel piatto e chiede il latte e poi lascia anche il latte e… allora io faccio bene a lasciarlo digiuno e a riproporgli quando finalmente ha fame lo stesso cibo che ha precedentemente lasciato nel piatto. Rasserenante.

Carla Panza

(Genitori che amano troppo e figli che non riescono a crescere di Caroline Thompson, Mondadori, pag. 147, euro 9)

Se vi andasse di approfondire ulteriormente l’argomento di seguito una piccola bibliografia che affronta il tema del “troppo amore” dal punto di vista genitoriale e non soltanto.

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