Castelli di rabbia


Alessandro Baricco non è uno dei miei autori preferiti. Negli anni, di lui, ho letto davvero pochissime cose. Non so bene quale sia la motivazione, ma non è un autore al quale sono riuscita davvero ad affezionarmi, come è capitato invece per tanti altri.

Eppure, per l’ultimo appuntamento di C(L)UB, il gruppo di lettura di CUB – Castello Ursino Bookshop, il libro scelto è stato uno dei suoi, Castelli di Rabbia (Feltrinelli). Non mi ricordo come siamo arrivate a questa proposta, fatto sta che ad un certo punto mi sono messa a leggere Baricco, nonostante tutto.

Lo ammetto, all’inizio ho avuto qualche problema. Il primo capitolo mi è risultato di difficile comprensione ad un primo approccio, più che altro perché la mia attenzione se ne andava in viaggio parola dopo parola. Non riuscivo ad entrare dentro al racconto e ho dovuto rileggerlo perché, alla prima passata, mi sembrava di non avere assorbito le informazioni che mi sarebbero risultate utili più avanti.

Castelli di rabbia è una raccolta di storie che costruiscono un’altra storia, ambientate in un luogo che forse esiste o forse non esiste, Quinnipak. Anche i suoi abitanti sono personaggi al limite del surreale, che sembrano vivere sospesi tra sogno e realtà. Rail da sempre è appassionato di locomotive, sposato con Jun, parte per dei lunghi viaggi senza lasciare detto quasi niente, vivendo una vita misteriosa, tanto quanto sua moglie. Ma a Quinnipack vivono anche Pekish, impegnato nel progetto di intrappolare la voce in un tubo di stagno, per poterla riascoltare all’infinito; Pehnt, uno strano ragazzino che passa ore e ore dall’altra parte del tubo, con l’intento di aiutare Pekish nel suo progetto; Horeau, un architetto che progetta città trasparenti.

Ho scoperto che Baricco ha scritto questo libro sul finire degli anni Ottanta quando non era ancora famoso. Non fu facile per lui pubblicare Castelli di Rabbia, sebbene poi questo libro abbia venduto oltre 450mila copie.

Questi sette capitoli, intrinsecamente collegati tra loro, trovano la soluzione proprio alla fine, nelle ultime due pagine che sono state croce e delizia del gruppo di lettura, perché ognuno aveva trovato una chiave diversa per la propria interpretazione.

La sensazione è che tutto sia diviso tra sogno e realtà e che il fisico e il metafisico si muovano di pari passo, in un intreccio che va a comporre un labirinto al centro del quale forse c’è la soluzione o forse no. Gli indizi sono disseminati nelle pagine, bisogna solo coglierli e per questo occorre leggere con estrema attenzione.

Il prossimo gruppo di lettura si riunirà il 30 maggio e quindi devo mettermi a lavoro sulla prossima lettura, La Mennulara, di Simonetta Agnello Hornby.

(Castelli di Rabbia/Alessandro Baricco/Feltrinelli/ € 8,50/ pp 222)

Mari