Marina


Uno degli autori che ho conosciuto durante le mie letture adolescenziali e che ho amato a prima lettura è stato sicuramente lo spagnolo Carlos Ruiz Zafón. E’ anche grazie al suo romanzo Marina, edito in Italia nel 2009, dieci anni dopo la sua uscita originale, se Barcellona – città in cui è ambientato il libro e luogo natale dello scrittore – è diventata la mia città spagnola preferita. La storia dai toni gotici e paranormali e i suoi due giovani protagonisti mi hanno dato in definitiva un ottimo spunto di riflessione sul tema dell’amicizia, delle relazioni e del bisogno che sentiamo di raggiungere e avvicinarsi a certe persone che ci ispirano fiducia e calore, del dolore della perdita e delle nostre paure più intime, in un momento solitario della mia adolescenza durante l’estate.

Siamo nel 1979. Il giovane Oscar Drai è uno studente che affronta gli anni più difficili della sua adolescenza rinchiuso tra le soffocanti mura di un cupo collegio. Ogni tanto, per allontanarsi dal convitto, ama andarsene per le vie e le strade della città, assaporando palazzi e ville dei vari quartieri, il cui fascino e mistero trasudano anche dalle pagine. Zafón scrive di una Barcellona, si potrebbe dire, inedita, o “scomparsa”: le strade attorno al collegio sono descritte come quelle di una città fantasma, con ville monumentali coperte d’edera e giardini inselvatichiti, palazzi abbandonati solo in attesa di essere demoliti. E le poche ancora abitate erano di discendenti di antiche stirpi ormai dimenticate. Un pomeriggio di settembre Oscar decide di avventurarsi fino ad una cancellata oltre cui scorge resti di un vecchio giardino oscuro, incolto e abbandonato da decenni, con statue decadenti di angeli e la facciata di una villa a due piani dall’aria cupa e sinistra, avvolta in un silenzio che odora di morte. In lui, il buonsenso di allontanarsi stava avendo la meglio contro il fascino morboso di quella villa, quando improvvisamente vede un gatto oltrepassare l’inferriata. Ciò suscita dei dubbi in Oscar su un eventuale padrone residente in casa, ma subito dopo ne ha la conferma: il suono celestiale di una bellissima voce accompagnata dalla melodia familiare di un pianoforte lo pervade e lo attira fino alle vetrate della veranda. Qui intravede la vera fonte della musica: un vecchio grammofono. Senza rendersene conto, Oscar entra e incuriosito prende e osserva un orologio da taschino d’oro posto lì vicino. Sopra il camino scorge inoltre il ritratto di una donna vestita di bianco dagli occhi grigi e tristi. Quando una sagoma dai lunghi capelli bianchi si alza da una poltrona e allunga le grandi mani bianche per acciuffarlo, Oscar terrorizzato e nel panico scappa, ma inciampa sul grammofono che cade a terra, rovinando così il disco che stava suonando. Raggiunto il collegio dopo una corsa a perdifiato si rende conto di avere ancora in mano l’orologio.
Dopo qualche giorno prende coraggio e decide di riportarlo indietro. É così che conosce gli abitanti della casa: la giovane Marina e suo padre, l’uomo dai capelli bianchi, il pittore Germàn.

Nasce ben presto una profonda amicizia tra Oscar e Marina, grazie al loro comune amore per il mistero. I due, ogni pomeriggio, si avventurano per le strade deserte e man mano investigano sui passati e le disgrazie delle famiglie che un tempo abitavano quei quartieri. Il mistero di una casa in particolare attrae e inquieta di più i due ragazzi: la storia di Michail Kolvenik, un uomo specializzato nella costruzione di protesi del corpo per gravi infortuni, morto quasi trent’anni prima, e di colei che stava per diventare sua moglie, l’allora famosa Eva Irinova. Lui era un giovane straniero di Praga arrivato a Barcellona nel 1919 povero e in difficoltà, poi diventato tra i più ricchi e potenti di Barcellona, lei una giovane artista di teatro russa la cui straordinaria bellezza aveva affascinato e ossessionato l’intera città. Ma il giorno delle loro nozze accadde la tragedia: Sergej Glazunow, l’agente e presunto vecchio amante di Eva, per gelosia e vendetta le butta sul volto dell’acido, rovinando per sempre i bei lineamenti e la voce della ragazza, che cade in depressione e si chiude in casa. Negli anni seguenti Kolvenik perde la sua fortuna, il suo palazzo si trasforma in una dimora tenebrosa e iniziano a girare raccapriccianti voci sul suo conto, fino a quando, nel dicembre del 1948 un terribile incendio distrugge la villa. I corpi abbracciati di Kolvenik ed Eva vengono trovati carbonizzati in soffitta. Da quell’incendio Barcellona comincia a dimenticare la triste storia dei Kolvenik, divenendo col passare del tempo solo una leggenda.

La leggenda di Michail Kolvenik però rivive grazie a Oscar e Marina, che insieme scenderanno sempre più in fondo negli abissi del passato dei Kolvenik e di questa Barcellona così gotica e amata per riportare a galla segreti rimasti inconfessati.
Parallelamente ai segreti dei Kolvenik, scoviamo dei mistreri e segreti anche nel passato di Marina e Germàn. I due infatti si assentano spesso per dei viaggi a Madrid senza spiegazioni. Un giorno però Oscar scopre un’amara verità: la grave malattia di Marina.

Questa scoperta cambia Oscar per sempre. La prospettiva della perdita di Marina gli fa ripiombare addosso tutti i dubbi e le paure che dall’inizio della sua adolescenza lo attanagliavano. La sua sfiducia nel futuro, nei suoi sogni e nelle sue capacità, il suo senso di solitudine e smarrimento e la sensazione di esistere solo per caso, prima di conoscere Marina e Germàn. Marina, per spronarlo gli fa promettere di iniziare a costruire e mettere in atto i suoi sogni e di finire il libro che Marina aveva cominciato a scrivere sulla storia dei Kolvenik.

Marina è un libro che, come le ville di Barcellona, al di là della sua facciata gotica contribuisce al racconto del dolore e allo stesso tempo mostra come a volte quei semplici valori, come una vera amicizia, non solo tra coetanei ma anche tra due generazioni, anche se destinata a non durare nel tempo per le imprevedibilità della vita, in qualche modo riescono a conferire uno scopo e un valore alla vita stessa. E se forse non riescono a dare – probabilmente inesistenti – risposte, potrebbero rendere magari più pronti e preparati ad affrontare il mondo e le difficoltà che la vita riserva.

Roberta

(Marina di Carlo Ruiz Zafón, Mondadori, pag. 310, euro 12)